Un (lungo)mare di libri

lungomare

ciao a tutti!

ho qui per voi un invito speciale, per chi volesse passare una domenica diversa con i propri bimbi può venirmi a trovare alla Villa Comunale di Napoli dove domenica 21 giugno alle ore 11.oo vivremo una splendida avventura insieme!

Un (lungo)mare di libri è il posto più adatto dove ascoltare avventure fantastiche da sonorizzare con i bimbi, e sono proprio contenta di essere stata invitata, i miei amici infatti dell’Associazione “Leggere è…” mi hanno chiesto di intervenire, e io non ci ho pensato due volte 🙂

Li ho conosciuti in occasione dell’inaugurazione della loro associazione e vi ho già parlato di loro qui e vi mostro un piccolo video con i momenti più belli

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“Leggere è” suonare!

“Leggere è” suonare!

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Cari amici! Eccomi di nuovo qui! Scusate l’assenza vi assicuro che non sono stata ferma! 🙂

Ieri infatti ho concluso la serie di concerti di Kaos con il settimo di questa estate “KAOS LIVE”! Dopo un’intera settimana dedicata alla musica qui a Capri con seminari e lezioni aperte gratuite siamo saliti sul palco per divertirci e mostrare quanto sia bello fare musica insieme! Ad aprire il concerto una performance di body percussion del gruppo di ragazzi che hanno partecipato alla settimana della musica è stato bellissimo  🙂

E’ stata un’estate di concerti e laboratori in piazza ma non finisce qui!

Oggi per chi fosse a Anacapri potrà trovarmi a piazza Cerio, dove terrò un laboratorio di suoni, riciclo e tanti colori, ci divertiremo insieme giocando e suonando per festeggiare la Settembrata Anacaprese.

Domani invece ritorno a  Napoli e per gli appassionati di lettura un appuntamento da non perdere!!!

Alle 17,00 mi troverete al centro del Vomero a via Scarlatti (angolo con via Merliani), sotto il gazebo dell’associazione culturale “Leggere é”!

“Leggere è” è il frutto dell’esperienza pluricentenaria maturata  dalla Libreria Loffredo storica libreria napoletana, purtroppo chiusa di recente,  e si pone come obiettivo  la “promozione e diffusione della cultura e del libro“.

Da piccola andavo nella loro libreria e quando mi hanno contattato per la loro inaugurazione non potevo che accettare con grande entusiasmo!

Domani pomeriggio leggeremo e sonorizzeremo con i bimbi che verranno a trovarci una fiaba, troveremo insieme i suoni nascosti tra le pagine di un libro, guardandolo da un diverso punto di vista e scoprendo così un diverso modo di vivere la lettura.

Chi mi segue sa che amo collaborare con le librerie vi ricordate quando sono stata alla Feltrinelli a sonorizzare “Un giorno con dragone”? Questa volta però è diverso! A Napoli sono state chiuse molte librerie storiche, ed è stato un duro colpo per la cultura di questa città e dei suoi cittadini, vedere che nonostante tutto non ci si ferma ma si lotta per un bene importantissimo quale la cultura mi riempie di gioia!

Vi aspetto quindi domani, dobbiamo essere tanti per festeggiare questo nuovo inizio 🙂

Feltrinelli “I suoni delle fiabe: Un giorno con dragone”

Feltrinelli “I suoni delle fiabe: Un giorno con dragone”

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Vi è mai capitato mentre leggete un libro, di sentire contemporanemente dentro di voi i suoni del racconto?

Bhe, penso che sempre accada questo! Ogni parola richiama in noi un suono, immaginiamo perfino il timbro delle voci, i rumori dell’ambiente.

Spessissimo nei miei laboratori ricreo queste atmosfere, insieme ai bambini infatti cerchiamo di trovare quale suoni possiamo accompagnare al racconto di una fiaba. In un vecchio post vi parlai infatti delle fiaba sonora, mostrandone un esempio, attraverso la sonorizzazione della preparazione di una gustosa pizza, che potete trovare qui!

Facendo questo da diversi anni ho immaginato che niente sarebbe stato più interessante, che riprodurre i suoni delle fiabe all’interno di una libreria! Nel regno dei libri che magicamente per un giorno avrebbe potuto far uscire dalle pagine i suoni di quelle storie.

Così mi sono rivolta a La Feltrinelli per vedere se era possibile, e devo ammettere che sono stati da subito disponibilissimi ad ospitarmi.

Quindi vi invito ufficialmente a:

I suoni delle fiabe: “Un giorno con dragone”

Domenica 28 Aprile 2013 dalle ore 11:30

la Feltrinelli Libri e Musica – via S. Caterina a Chiaia, 23 (ang. piazza dei Martiri) – 80121 Napoli

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Sarà questo un modo diverso di leggere le fiabe, attraverso i suoni che sono custoditi all’interno di esse, un viaggio attraverso le atmosfere e le ambientazioni fantastiche.

Un’occasione per tutti i genitori, per poter scoprire un modo diverso di condividere con i propri piccoli la lettura delle fiabe, e sviluppare così la loro fantasia e attenzione.

Ogni pagina del libro verrà sonorizzata cercando suoni semplici da produrre con la voce, il corpo, o semplici materiali poveri, facilmente reperibili in casa, che si trasformeranno per l’occasione magicamente in strumenti sonori.

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Ma chi è dragone? Dragone è un dragetto simpaticissimo, e questo libro ci racconta la sua giornata tipo, tra errori e stranezze, ma sempre divertentissima!

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Per tutti i bambini quindi che vogliono raccontare suonando questo libro vi aspetto!!! 🙂

Autunno sonoro: suoni e materiali!

Autunno sonoro: suoni e materiali!

 

Come promesso eccomi di nuovo qui, a parlare dei suoni dell’autunno, ieri vi ho mostrato come realizzare un picchio sonoro con i gusci di una noce oggi invece vi mostrerò come ho introdotto i suoni dell’autunno ai bimbi della materna dove insegno!

MATERIALE

  • FOGLIE SECCHE
  • PIGNE
  • BATTENTI

Per incominciare ci vuole una breve favola:

 C’era una volta un uccellino che viveva sopra un albero bellissimo, un giorno al suo risveglio notò qualcosa di strano sul suo albero: aveva perso tutte le sue foglie!

“Uh! Ha perso i vestiti!” esclamò “devo assolutamente fare qualcosa!”. Cominciò allora a raccogliere le foglie e a cercare di riattaccarle, ma senza successo, ricadevano infatti tutte di nuovo a terra. Ad un certo punto l’albero scoppiò a ridere e gli disse “La vuoi smettere? Mi stai facendo un terribile solletico”

“Scusa” disse l’uccellino “ma ti ho visto senza foglie e ho pensato che avessi freddo!”

“Ma noo! E’ solo arrivato l’autunno e con lui le mie foglie si sono trasformate prima sono diventate gialle, poi arancioni, poi rosse ed infine marroni! Hai visto che magia! Ma non ti preoccupare presto ritorneranno sui miei rami!”

E’ così che ho introdotto l’autunno con questo semplice spunto, e da qui sono partita per riprodurre ed osservare i suoni di due materiali naturali e facilmente reperibili come le foglie secche e le pigne.

Io ho raccolto le foglie mentre andavo a scuola e ce ne erano così tante che ho solo avuto l’imbarazzo della scelta! Ed a seconda di come le prenderete logicamente avranno un peso, una consistenza e un suono diverso.

Vediamo come produrre i suoni delle foglie! Invitate i bambini a conoscere la foglia che hanno in mano accarezzandola, facendola strisciare vicina all’orecchio, comprendendone consistenza e fragilità, leggerezza e delicatezza provate a:

  • strofinare
  • battere
  • strusciare
  • lasciare cadere a terra

Mi potrete chiedere che suono mai potrà avere una foglia? Non si sente niente. Invece no quel piccolo fruscio attirerà l’attenzione dei vostri bambini, che verranno rapiti alla ricerca di quel piccolo suono magico che la foglia custodisce.

Ma sui rami ci sono anche le pigne e come sono queste pigne?

Proviamo allora a:

  • a lasciarle cadere
  • a farle rotolare a terra
  • batterle con una bacchetta di legno
  • grattarle con una bacchetta di legno
  • usarla con un tamburello, scoprendo come interagiscono

E se non avete un tamburello non preoccupatevi procuratevi un pò di scatole per le scarpe! 😉

In questo modo i bambini potranno scoprire le differenze tra questi due materiali, confrontandone le caratteristiche, e affinare la loro attenzione uditiva e di certo non dimenticheranno più cosa è l’autunno!

Ecco qui per ora è tutto! Dovrei scrivere altri 10 post sull’autunno per racchiudere tutto quello che ho fatto, ma per ora mi fermo qui 😉

A presto…

 

La formica dalle torri colorate

La formica dalle torri colorate

C’era una volta piccola formica, ed anche se era piccola faceva sempre tantissime cose, la vedevi sempre correre a destra e sinistra per il formicaio alla ricerca di cose da fare, non riusciva proprio a stare ferma.

Riusciva a fermarsi solo quando la sua curiosità era rapita da una nuova creazione, così si fermava ore a guardare il suo papà formica che con le sue zampette costruiva splendide torri colorate, torri che servivano a guardare dall’alto del formicaio. Erano però torri molto particolari, erano infatti costruite con oggetti di tutti i tipi che papà formica raccoglieva quando andava in giro, oggetti che nessuno avrebbe mai potuto pensare di riutilizzare e che spesso venivano buttati via perchè inutili.

La piccola formica guardava affascinata le costruzioni alla ricerca di quella magia che le avvolgeva e così giorno dopo giorno imparò anche lei a montare, colorare, costruire… ogni oggetto poteva essere qualcosa a prima vista ma nello stesso tempo essere tutt’altro un attimo dopo.

Un giorno, da una delle torri, papà formica vide che in lontananza stava per avvicinarsi un tornado, così lanciò l’allarme e tutto il formicaio velocemente si sistemò in modo da non essere spazzato via. Quando il tornado passò ci si rese conto che i danni erano veramente pochi, l’unica preoccupazione andò ad alcune formichine che non erano riuscite a tornare in tempo e si erano così perse. Passarono alcune ore ma nessuno aveva notizia delle formiche, così a papà formica venne una splendida idea, insieme alla piccola formica iniziò ad accendere delle luci sulle torri, in modo che le formiche disperse potessero trovare la strada di casa. E così fu! Gran festa venne fatta al rientro delle formiche disperse, e a tutti erano così contenti che venne chiesto a papà formica di costruire altre torri.

Il formicaio divenne così ancora più bello, e le torri permisero sempre di salvarlo dai pericoli, ancora oggi è riconoscibile tra tanti perchè è unico e se ti giri a guardarlo su una di quelle torri vedi ancora papà formica che lavora con la sua piccola figlia formichina.

Grazie papà…

 

Non v’è Arte là dove non v’è stile.
Oscar Wilde, Il critico come artista, 1889

 

Una fiaba per un anno del mio blog: I semi dei ricordi

Una fiaba per un anno del mio blog: I semi dei ricordi

Ebbene si è passato un anno, era proprio il 1 gennaio quando decisi di aprire questo blog, ero emozionata, un pò come lo sono ogni volta che scrivo un post 🙂

Quest’anno mi ha fatto conoscere tante persone speciali che condividono le loro passioni sui loro blog, e anche se il mio è un piccolissimo blog che ha ancora tanta strada da fare, sono comuque contenta di ciò che ho fatto in questi mesi e spero che qualcuno passando di qui abbia potuto per un attimo essere avvolto dal mio mondo incantato!

Per festeggiare questo giorno ho deciso di scrivere una delle mie fiabe, proprio come il mio primo post! La dedico a tutti coloro che credono in me e a tutti coloro che anche per un attimo passano di qui. Buon compleanno cartaecolori!

Nella terra dei folletti un altro anno era trascorso e tutti erano intenti a preparare sotto la grande quercia i “semi dei ricordi“, piccoli scrigni dove custodire i simboli dell’anno trascorso. Ognuno riponeva dentro un sacchetto un seme colorato che conteneva all’interno briciole della loro vita. Il sacchetto veniva poi sotterrato nel bosco e madre natura con la sua pioggia faceva crescere i germogli del loro passato.L’anno che arrivava portava con se i semi del passato e quelli del futuro che con i loro colori riempivano il bosco di 1000 sfumature colorate.

Un giorno giunse nel bosco un bruco sconsolato che non finiva di piangere, si sentiva infelice perchè l’anno trascorso era stato per lui molto difficile e aveva paura di affrontare il nuovo anno, era proprio stanco di strisciare. I folletti cercarono di consolarlo, visto però che a nulla servivano le loro parole decisero di portarlo nel bosco dei ricordi, giunti li il bruco si guardò intorno non credeva ai suoi occhi, tantissime piante diverse si intrecciavano formando colori e chiaro scuri mai visti, piante spinose e ombrose reggevano altre leggiadre e colorate, alberi giganteschi erano d’appoggio per fiorellini esili. Proprio come per i ricordi, anche ciò che poteva sembrare brutto era di sostegno per qualcosa di fantastico.
Dopo la notte calò.

Il giorno dopo quando il bruco si svegliò si sentiva molto meglio e aprendo gli occhi vide di fronte a se un albero bellissimo ricco di 1000 fiori colorati, era l’albero dell’amicizia i fiori erano piccole campanelle che suonavano ad ogni soffio di vento tutte insieme creando magnifiche armonie. Ad un certo punto spuntarono da dietro alle foglie tantissime farfalle che riempirono il cielo cantando “vola con noi” il bruco pensò “ma come?” ma senza rendersi conto iniziò ad alzarsi in alto, non si era reso conto di essere diventato anche lui farfalla quella notte.

Buon anno a tutti voi!

Fiaba sonora: suoniamo la pizza

Fiaba sonora: suoniamo la pizza

Eh si! E’ giunto il momento di introdurre la fiaba sonora, è uno strumento didattico che utilizzo tantissimo con i gruppi di bambini che incontro. Come tutti sapete le fiabe affascinano tutti i bambini, che rimangono incantati ad ascoltare, ma per ottenere tanta attenzione è molto importante coinvolgerli e la voce è un ingrediente fondamentale. Saperla modulare creando attese e sorprese fa si che ogni bambino si senta completamente calato nel mondo fantastico che gli state mostrando. Se poi addirittura al racconto aggiungete i suoni, vedrete che il risultato sarà ancora più stupefacente!

Oggi vi racconto una piccola fiaba che ho inventato che per quanto semplice possa sembrare è ottima per come contenitore di suoni creati con gli stessi bambini.

C’era una volta una coppia di amici Renzo il ranocchietto e Marchetto il galletto che passeggiavano felici nella fattoria, attraversando l’orto videro delle splendide verdure che erano appena cresciute, decisero così di organizzare una bella cena, tornarono a casa e iniziarono a preparare l’occorrente: tagliarono i pomodori, presero il sedano, un po’ di vino, 2 cipolle… ma mentre cucinavano si resero conto che mancava la farina così Marchetto usci per recuperarne un pò. Mentre camminava all’improvviso sentì qualcuno piangere, si guardò a destra a sinistra ma non riusciva a capire da dove provenisse, poi pensò di avvicinarsi al tronco di un albero perchè sembrava proprio che il pianto provenisse dal suo interno. Fu allora che vide un piccolo picchio con gli occhi lucidi lucidi di lacrime, allora Marchetto gli chiese perche piangesse, lui rispose che era disperato perche tutti cercavano di catturarlo perche pensavano fosse cattivo, solo perchè con il suo becco batteva sempre sul tronco disturbando il vicinato. Per questa ragione non aveva amici e si sentiva molto solo. Così a Marchetto decise di invitarlo a pranzo. Una bellissima tavola venne imbandita con al centro una gustosa pizza che i tre nuovi amici assaporarono insieme.

Ciò che caratterizza questa fiaba sono però i suoni vediamo come “cucinare sonoramente” una pizza con gli strumenti musicali!!!

Dividere i bambini in gruppi ai quali consegnerete strumenti musicali diversi:

  1. GRUPPO LEGNETTI
  2. GRUPPO MARACAS
  3. GRUPPO TAMBURELLI
  4. GRUPPO MARACAS ACQUATICHE (per sapere come si costruiscono guardate qui)

Sonorizzazione

  • facciamo per prima cosa una montagna di farina: con le maracas dolcemente suoniamo come se tenessimo un sacchetto di farina tra le mani che incliniamo.
  • al centro mettiamo dell’acqua: le maracas acquatiche fanno scivolare un pò d’acqua.
  • un pizzico di sale: un colpo con le maracas
  • impastiamo: suoniamo tutti insieme
  • tagliamo i pomodori: i legnetti tagliuzzano prima lentamente e poi sempre più velocemente
  • inforniamo: “cchhhhcc” voce
  • cottura: rullo di tamburelli
  • assaggiamo…

Logicamente da buona napoletana non potevo nel io menù sonoro il mio primo piatto non poteva che essere una bella margherita, voi però potrete aggiungere sbizzarrirvi con un pò di fantasia in ciò che vorrete utilizzando tutti gli ingredienti che desiderate. Buon appetito e… buon ascolto!!!

Una favola speciale: Il giardino incantato

Una favola speciale: Il giardino incantato

Dopo una lunga assenza, rieccomi! Mi scuso con tutti, lo so può sembrare realmente assurdo aprire un blog in un istante e un instate dopo scomparire.

Ecco la ragione per la quale avevo sempre rimandato l’apertura di questo blog, avevo paura che accadesse proprio questo!!! 🙁

L’importante però è ritornare, e sono qui, pronta a riprendere i miei personaggi e le mie fiabe. Tranquilli, comunque non mi è successo nulla di brutto, meritate una spiegazione! Per la gioia di tutti quelli che mi hanno sopportato e sostenuto finalmente mi sono specializzata! Ebbene si, ho concluso anche questo e ora oltre ad essere un architetto sono anche specializzata in “Restauro dei Monumenti”. Ora di fronte al vuoto che si crea per la fine di giornate densissime di disegni, correzioni, relazioni… e nottate dove vorresti avere 4 mani e  2 cervelli, c’è un mondo del lavoro dove ci si sente piccoli piccoli, diciamo pure invisibili! Ma non mi arrendo!

Per riaprire il mio blog ho pensato di raccontarvi una storia che ha come ingredienti quelli che mi hanno accompagnato in questi ultimi mesi: un giardino (tema della mia tesi), una quercia (il mio professore che mi ha insegnato tanto!) e gli animali (tutti coloro che mi sono stati vicini, mi hanno sostenuta confortata e materialmente aiutata, senza di loro non avrei fatto niente!). Una curiosità: la foto che ho messo è lo splendido giardino che ho studiato! Un piccolo paradiso nel centro storico di Napoli. Qualcuno di voi lo conosce?

C’era una volta in mezzo al bosco, un giardino incantato pieno di fiori colorati, un posto speciale, la cui magia era racchiusa nelle piante che lo componevano. Un tappeto di profumi, colori e suoni che avvolgeva chiunque lo attraversava.

Una parte del giardino infatti era coperto da mille fiorellini colorati di colore azzurro-violetto e il nome di questa pianta era Vinca minor. Un’altra parte del giardino era invece coperto da un tappeto rosa, profumato di Thymus serpyllum, il cui profumo avvolgente conquistava chiunque. Giallo era invece il terzo ed ultimo spicchio di giardino coperto da Sedum acre, i suoi graziosi fiori gialli a  forma di stella erano il piatto prediletto delle api.

Accanto a questi colori e questi profumi, convivevano in questo giardino i suoni magici della natura, che creava incantevoli melodie capaci di rapire chiunque lo attraversasse. Così i voli degli insetti andandosi a comporre con il fruscio delle foglie degli alberi apparivano tutt’altro fastidiosi, suoni di archi sembravano le foglie dell’erba strofinata dal vento, e tutti i pistilli dei fiori campanelli che insieme creavano armonie mai ascoltate.

Un giorno però qualcosa di strano e malefico avvolse quel posto: il terreno sembrò spaccarsi, tagliando il giardino a metà. Gli insetti impazziti non sapevano che fare così volarono via e su tutto calò l’ombra.

Quel posto una volta incantato stava diventando terra di nessuno, fino a quando qualcuno non si accorse di ciò che stava accadendo. Una rondine ballerina che svolazzava da quelle parti e che ogni stagione amava ritornare in quel posto rimase colpita da tutto ciò, iniziò così a volare velocissima alla ricerca di una soluzione. Affannata arrivò davanti alla grande quercia per chiedere consiglio al più anziano albero del bosco, che così le rispose “Porta la luce e ricorda tutto ciò che è bello è vero”, all’inizio la rondine non capì quelle parole come avrebbe potuto lei da sola riportare la luce nel giardino? Una danza del sole avrebbe dovuto improvvisare? Fino a quando una lucciola non le illuminò il volto, era bellissimo quel piccolo esserino che con la sua luce illuminava il cielo e sembrava una stella volante, allora capì non serviva il sole bastava la lucciola, così avrebbe potuto illuminare il giardino.

Così portata la lucciola nel giardino, la fece risplendere fino a diventare incandescente, la luce che sprigionò richiamò tutti gli animali del bosco che iniziarono ad unirsi in gruppi per ricucire la ferita, anche gli insetti ritornarono, le api non avevano trovato più polline dolce come quello del Sedum acre, e nessuna tisana era più gustosa di quella di Thymus serpyllum.

Tutti insieme iniziarono ad annodare le radici che si erano separate ad una ad una, e come per magia tutto sembrò tornare al suo posto, e il giardino apparve più bello che mai. Anche i suoni ritornarono, e la rondine per ringraziare chi aveva partecipato a quella magia, volò alta fino a toccare i rami degli alberi che lasciarono cadere gocce di rugiada sui fiori che le insaporirono creando dolci caramelle, un piccolo dono per tutti gli animali che avevano ricucito la ferita del giardino.

Fiaba sott’acqua: Lo squalo dal dentista

Fiaba sott’acqua: Lo squalo dal dentista

Ecco a voi un’altra favola che ho proposto all’asilo con tanto di suoni e canzoncine annesse. Bhe, presto vi proporrò per intero una fiaba sonora e chissà potrei anche mettervi delle registrazioni per meglio farvi capire cosa intendo io per fiaba sonora, intanto godetevi questo viaggio nei fondali marini!

C’era una volta uno squalo che si affilava i denti sulle rocce dei fondali marini. Un giorno gli scoppiò un tremendo mal di denti che non lo faceva stare tranquillo, passò di li una tartaruga che terrorizzata, perché pensava di essere divorata, si propose di aiutarlo, portandolo dalla dott.ssa Stella Marina.

Arrivati la dottoressa anche se all’inizio non era convinta decise di aiutarlo a patto che se fosse guarito non avrebbe più mangiato i pesci più piccoli di lui. Così si mise all’opera prima gli fece una bella pulizia alla bocca e alla fine gli preparò un colluttorio di alghe per disinfettare il tutto! Lo squalo alla fine si sentì benissimo, non aveva più nessun dolore, ora doveva mantenere la promessa fatta, ma non sapeva cosa mangiare.

Allora la tartaruga lo portò al ristorante più buono dei fondali marini, che cucinava piatti prelibati a base di alghe, lo chef era il Sign. Polipo che con i suoi tanti tentacoli riusciva a cucinare mille portate contemporaneamente!

Lo squalo fu entusiasta!

Ma all’improvviso il mare si colorò di nero, non si vedeva più niente! Il granchietto si arrampicò tra le rocce per vedere cosa stesse succedendo: una barca piena di persone stava riversando in mare tanti rifiuti.

Quando lo squalo lo seppe salì subito in superficie per dargli una bella lezione rilanciando parte dei rifiuti di nuovo sull’imbarcazione che se ne andò speditissima.

Ma i rifiuti erano ancora tanti, così tutti si misero all’opera per raccogliere e differenziare. Il vetro lo diedero al Signor Polipo per le conserve di alghe, la plastica e le lettine invece le usarono per costruire un bellissimo palco sottomarino per le esibizioni del gruppo più famoso dei fondali marini: i Cavallucci Rock!

Una favola per voi: La compagnia dello stagno

Una favola per voi: La compagnia dello stagno

Questa vi invito a leggerla con molta attenzione! Anche questo è stato un regalo che ho fatto per un’occasione speciale. Dentro ho messo di tutto: farfalle, libellule… l’incontro di realtà diverse, che proprio nella diversità trovano la propria ricchezza. Buona lettura 😉

C’era una volta un bellissimo stagno pieno di pesci e ranocchie, alberi alti e tanti fiori circondavano lo specchio d’acqua. Un giorno gli abitanti dell stagno si resero conto che il livello dell’acqua stava calando ed iniziarono a preoccuparsi. Così decisero di chiedere aiuto alle amiche libellule che veloci iniziarono a volare.

Non avevano ben chiara la destinazione ma volavano speditissime al punto che si scontrarono contro un gruppo di farfalle. BOOOM! Una grande botta fece stordire tutti!

“Dove correte?”chiesero le farfalle

“Dobbiamo cercare un modo per salvare lo stagno che si sta prosciugando” risposero le libellule.

“Avete bisogno di un tappo allora!”

Si proprio di un enorme tappo, ma dove trovarlo? Le libellule decisero che sarebbero partite anche loro, insieme alle farfalle, e proprio mentre erano intente a cercare, videro dinanzi a loro un enorme elefante seduto su un bellissimo sasso, che piangeva.

“Cos’hai?” chiesero

“Non riesco più a camminare la mia zampa mi fa troppo male”

Nel  mostrare loro la zampa le farfalle e le libellule si resero conto che sotto si era incastrato un riccio, che proprio non voleva uscire. Era arrabbiato perchè l’elefante quando camminava non guardava mai in basso e calpestava tutto quello che incontrava.

Non poco tempo ci volle per convincerlo ad uscire, e alla fine ci riuscirono con la promessa dell’elefante di guardare anche sotto la sua proboscide.

Quando l’elefante si alzò per ringraziare le sue nuove amiche sollevò il grande sasso sul quale era seduto per portarlo allo stagno.

Era perfetto come tappo!

La compagnia era cresciuta: libellule, farfalle, l’elefante e per fino il riccio si misero in cammino verso lo stagno.

Arrivarono giusto in tempo, l’acqua stava finendo così l’elefante lanciò il sasso che andò a tappare il buco, ma l’acqua era troppo poca così il riccio si fece lanciare in alto fino a pungere una nuvola che indispettita cominciò a piangere. L’acqua riempì lo stagno che tornò ricco e splendente. Il volo delle farfalle e delle libellule colorò il cielo per salutare  l’elefante e il riccio, che stavano ripartendo, ma non avrebbero mai dimenticato i loro nuovi amici!